Relazione convegno Arles, 2 luglio 2011
Prima di passare al cuore del tema di questo incontro sento doveroso iniziare da una premessa che per i presenti non addetti ai lavori è necessaria. La premessa concerne l’entrata nel mondo del simbolico. Se non capiamo questo passaggio non capiremmo neanche l’importanza dell’arteterapia.
Avere un nome: in questo consiste esattamente il passaggio allo stato umano. Se si dovesse definire in quale momento l’uomo diventa umano, diremmo che è nel momento in cui, per quanto poco, entra nella relazione simbolica.
“Proprio oggi il mio giardiniere, dietro il mio sguardo compiaciuto di cotanta metafora vivente, sfoltiva i rami del pesco carichi di minuscoli frutti agglutinati l’uno all’altro. -Sono troppe…si ammalerebbero o verrebbero piccoline…meglio poche e gustose- mi ha detto quasi scusandosi della piccola strage che aveva commesso sotto i miei occhi.”
Ma io ho trovato la voglia di tornare a scrivere dalla sua saggezza, dopo essermi appuntata un memo su una pagina dell’agenda: ‘di troppa vicinanza si muore’.
Riapro la cartella degli articoli per Impronte, dove due file vuoti hanno i temi di ‘Crisi nelle istituzioni’ e ‘Amore’. Sono ormai dei mesi lì in attesa di essere sviluppati.
Penso che sarebbe bello fondere i due temi: l’amore al tempo della crisi. Oppure: la crisi dell’amore o le istituzioni in amore…Rido tra me e me.
Ma c’è poco da ridere, l’ amore entra in ogni esperire umano, vuoi per evitarlo vuoi per esaltarlo.